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Capitoli 1 - 7

Chi sono Io > I miei libri > Solo l'Etica ci puo' salvare

Capitolo 1

Virgilio Anastasi, Virgil per gli amici, aveva lavorato per quasi 30 anni come dirigente in una multinazionale che ha come missione la verifica e la certificazione della qualità di prodotti, servizi e sistemi produttivi. Oltre che in Italia, aveva lavorato in Angola, Guinea, Spagna, Brasile ed era stato certificato Quality Manager negli Stati Uniti, Ethics Trainer in Svizzera e Valutatore ISO 9000 in Inghilterra. Come dirigente aveva ricoperto vari ruoli: capo divisione, marketing manager, direttore di filiale, direttore regionale, direttore organizzazione e sistemi informativi, coordinatore nazionale dei servizi di prevenzione e protezione ai sensi del D.Lgs 626/94 e anche amministratore delegato e presidente di due piccole società del gruppo italiano. Un discreto numero di persone all’interno della ICC Italia erano state formate da lui ed era quindi abbastanza conosciuto. In disaccordo con le politiche (o come le definiva lui “non-politiche”) aziendali aveva preferito ritirarsi non appena le nuove regole dell’INPS glie lo avevano consentito e, oltre ai numerosi interessi extra-lavorativi, stava portando avanti i suoi ideali di crescita individuale e sociale attraverso un sistema economico fondato su etica e qualità. Insieme ad altri compagni di viaggio, aveva fondato un’associazione nonprofit della quale era stato eletto presidente.

Quella sera era andato a cena con la sua più cara amica al suo ristorante siciliano preferito dove per l’ennesima volta non ebbe il coraggio di rinunciare alla pasta con le sarde, la costata di tonno e la cassata accompagnata da un bicchierino di zibibbo. Rinunciava perfino al caffè finale per tenersi più a lungo i sapori della sua terra e della sua infanzia.

Dopo essersi seduto al solito tavolo vicino alla gigantografia della baia di Acitrezza con i suoi faraglioni, che occupava tutta la parete nord del locale, iniziò a gustare le piccole e deliziose mandorle a forma di goccia che, insieme alle immancabili roselline nel sottile vaso blu, facevano compagnia ai clienti fino a quando il proprietario/maitre non fosse andato a raccogliere le ordinazioni. Alla terza mandorla tostata, incrociò lo sguardo di Giorgio Tassi, suo ex-collega e ora Presidente e AD della ICC Italia, seduto con altre due persone a un tavolo necessariamente non distante.

Giorgio era stato direttore della più importante filiale italiana della ICC Italia e in quel periodo i due si erano incontrati spesso, simpatizzando subito. Avevano più volte confrontando i loro punti di vista sulla gestione della società, sulle cose che andavano e su quelle che non andavano e commentato ampiamente sull’efficacia degli amministratori delegati francesi, turchi, svizzeri e tedeschi che negli ultimi anni si arano avvicendati alla guida della società causando inevitabilmente più danni che benefici. Alla fine, la casa madre aveva forse capito che, se era difficile per un manager italiano capire in un periodo sempre troppo breve un mercato nazionale e l’approccio giusto alle risorse umane disponibili, per uno straniero la missione era quasi impossibile.

Con la nomina di Giorgio il periodo di “colonizzazione” era comunque terminato e l’affiliata italiana recuperava autonomia e “dignità”.

Dopo qualche istante di sorpresa, i due si alzarono quasi contemporaneamente e andandosi incontro si abbracciarono calorosamente liberi dei freni gerarchici che in passato li avevano un po’ condizionati.

“Che piacere vederti e che sorpresa incontrarti qui.” iniziò Virgil “E’ il mio ristorante preferito.”

“Allora, sono sicuro che si mangia proprio bene. Vieni, ti presento gli altri.” disse Giorgio avvicinandosi al suo tavolo “Questo è il nuovo direttore finanziario JeanMarie Dumond, di Ginevra, e lui è invece Andrea Tucci, il nuovo responsabile dei sistemi informativi. Stiamo aspettando Massimo Landi, che tu conosci già. Signori questi è Virgilio Anastasi di cui avete sentito parlare. A proposito, - disse rivolgendosi verso di lui - sai che per sostituire te abbiamo dovuto assumere tre persone oltre al qui presente Andrea Tucci? Un quality manager, un responsabile per la sicurezza sul lavoro e un ethics officer?”

“Spero che non mi vorrai addebitare i loro costi” scherzò Virgil stringendo le mani degli altri ospiti. “Lieto dell’incontro. Per la cena e i vini, lasciatevi consigliare dal proprietario.”

“Lo faremo senz’altro.” concluse Giorgio e, guardando verso i faraglioni di Acitrezza  aggiunse “Carina la ragazza…”

“E’ una mia carissima amica … e per davvero!” commentò risoluto Virgil.

“Ecco Massimo!” riprese Giorgio Tassi vedendo che il responsabile del personale consegnava in quel momento il cappotto al cameriere.

“Ciao Virgilio!” esclamò questi avvicinandosi e stendendogli la mano per primo.

“Che sorpresa rivederla qui, dott. Landi” rispose Virgil incurante della forma amichevole che il capo del personale si ostinava da qualche tempo ad usare nonostante Virgil non perdesse occasione per fargli notare che la cosa non era ricambiata.

“Dato che finiremo di cenare più o meno nello stesso momento” riprese Virgil rivolgendosi a tutti “quasi di fronte, proprio sull’angolo, c’è un nuovo pub. Ci potremmo ritrovare lì dopo per una chiacchierata e un bicchiere di porto…”

“Mi sembra un’ottima idea.” concluse Giorgio per tutti.

Un paio d’ore dopo Virgil, che nel frattempo aveva accompagnato a casa la sua amica, entrò nel pub e, individuato subito il tavolino dei tre quasi colleghi, vi si diresse.

“Come vedi ho ordinato una bottiglia di porto ruby…ti va bene?” chiese Giorgio.

“Perfetto!” rispose Virgil accomodandosi nell’unica poltrona vuota rimasta.

“Dovete sapere” iniziò Giorgio rivolgendosi ai due nuovi collaboratori “che Virgil ha sempre una visione globale delle tematiche e nell’affrontare i problemi individua sempre le soluzioni efficaci. Un esempio, il software per l’elaborazione del budget integrato con la contabilità ci fece risparmiare mesi di lavoro. In una settimana eravamo in grado di raccogliere i dati storici e tutte le informazioni necessarie per ottenere delle previsioni accurate e durante l’esercizio, si potevano controllare giornalmente con pochissime videate fatturati, costi e scostamenti di ogni singola divisione, filiale o reparto.”

“Come mai oggi non è più così boss?” interruppe Andrea Tucci naturalmente interessato.

“Perché in democrazia non vincono mai le idee migliore ma gli interessi dei vari gruppi. Quattro anni fa la casa madre decise di varare un progetto internazionale per uniformare il sistema contabile e di gestione ordini in tutti i paesi. Bloccò quindi ogni iniziativa o miglioramento locale. Dopo aver gettato nel cesso 2 anni e milioni di dollari per un portale on-line visionario quanto improbabile, abbiamo perso altri quattro anni di sviluppo e chissà quanti altri milioni di dollari per il nuovo sistema contabile che, come sapete, è partito da poco e che sta facendo dannare tutti per la sua lentezza. Ma… torniamo a noi.


Il pendolo “magico”

Oltre ad avere sul lavoro quel carisma che tutti gli riconoscono, Virgil è anche un po’ mago.
Ti ricordi - continuò rivolgendosi verso di lui - quando col tuo pendolo mi hai indovinato tutti gli alimenti che potevo o non potevo prendere? Cosa che a me era costata proprio quel giorno ben 400.000 delle vecchie e care lire…”

“Sì!” sorrise Virgil. Ero fresco di un corso di radioestesia fatto a Firenze; quella sera ero in buone condizioni fisiche ed ispirato e il pendolo ha funzionato bene. Ma non è sempre così e soprattutto non è magia.”

“E’ vero!” confermò Giorgio “Una volta, per vincere il mio scetticismo, mi ha messo in mano un pendolo e mi ha mostrato come, sospendendolo sopra delle figure geometriche, il pendolo si muove da solo seguendo le loro forme d’onda. Ricordo anche che, essendo quella la prima esperienza del genere, ero incredulo e quasi intimorito. Mostraci l’esercizio del triangolo…”

“Mi spiace, ma una delle regole per lavorare bene sia in radioestesia che in radionica è quella di non avere nelle vicinanze delle persone scettiche che anche involontariamente inquinano le risposte” rispode Virgil rivolgendosi verso il capo del personale.

“Sì, lo so” disse Giorgio “ ma ti prego solo questo.

Dopo un attimo di esitazione Virgil pose al centro del tavolino tre monete da un euro formando un triangolo equilatero e, sfilando dalla tasca della giacca uno strano pendolo di ottone, lo pose a un paio di centimetri d’altezza al centro del triangolo formato dalle tre monete. Il pendolo cominciò a girare vistosamente in senso orario. Poi, chiese allo svizzero di togliere una delle monete e, quando ciò fu fatto, il pendolo si bloccò quasi istantaneamente.

“Le tre monete” spiegò Virgil “possedendo la stessa massa, e quindi la stessa energia, formano un campo elettromagnetico sottile che, attivano un circuito energetico, fa girare il pendolo. Togliendo una delle monete, o sostituendola con una di diverso valore o fattura, il circuito s’interrompe, l’energia cala e il pendolo si ferma.”

“Interessante, ma che uso pratico se ne può fare?” chiese Jeanmarie, lo svizzero.

“Oh! In realtà il pendolo può rispondere a molte domande, indicarci una vena d’acqua, una geopatia, la soluzione migliore tra due, misurare le energie sottili ecc. E’ però importante formulare correttamente le domande dal momento che può rispondere solo “Sì”, girando in senso orario, o “No” girando in senso antiorario. Ogni domanda deve essere quindi ben studiata per assicurarci che la risposta sia la più corretta possibile.”

“Cioè?” interruppe Andrea Tucci che cominciava ad interessarsi al pendolo.

“Beh! Una domanda del tipo “Nevicherà?” avrebbe certamente una risposta positiva perché sicuramente prima o poi nevicherà. Se chiedo invece “Nevicherà dopodomani a Cortina d’Ampezzo?” ho più probabilità che la risposta arrivi e che sia corretta.”

“Ho capito! Ma quanto sono affidabili le risposte del pendolo?” chiese Andrea.

“Spesso le risposte semplicemente non ci piacciono. Altre volte non praticando il distacco mentale forziamo la risposta stessa. Facciamo un esempio. Se chiedo m’ama-non m’ama ed esce non m’ama, se la risposta non mi piace tenderò a negarla. Se esce m’ama e sono molto coinvolto ho creato probabilmente io stesso, con la mia mente, la risposta. Noi possiamo far girare il pendolo come vogliamo solo con la forza della nostra mente senza aver formulato domanda alcuna.”

“Proviamo!” suggerì Andrea.

“Bene.” acconsentì Virgil “In che senso vuole che lo faccia muovere?”

“Antiorario, ad esempio.” disse Andrea.

Il pendolo si mise a girare immediatamente in senso antiorario.

“Ora in senso orario…” incalzò Jeanmarie.

Il pendolo si mise a girare in senso orario lasciando perplessi Andrea e Jeanmarie.

“Evidentemente non è questa la funzione del pendolo. Praticando seriamente, riusciamo a sentire quando una risposta è corretta e quando non lo è. In questo caso possiamo investigare, con altre domande, per arrivare alle cause. Potrebbero esserci delle interferenze magnetiche per esempio. Oltre alla tecnica, bisogna avere un corpo in buone condizioni fisiche, saper esercitare il distacco mentale ed essere consapevoli che ogni cosa che abbia una massa è energia e che non c’è soluzione di continuità tra le cose.


Il Tutt’Uno energetico

Lo stesso vale ovviamente per gli esseri viventi: siamo immersi in campi elettromagnetici che trasportano informazioni e compongono un tutt’uno energetico a sua volta parte di un campo unificato che si trasforma continuamente.”

“Prego?” esclamò Jeanmarie che pur parlando abbastanza bene l’italiano temette di aver perso qualcosa. “No! Non hai perso niente del discorso: è proprio che non si capisce quello che  dice…” intervenne scherzando il capo del personale.

Virgil sorrise, ricordando lo scetticismo granitico di Massimo Landi e le varie discussioni sulla spiritualità e temi collegati e, con lo stesso sorrise divertito, rispose a Jeanmarie.

“Stiamo parlando di energie e di relazioni energetiche. Tutte le energie sono invisibili ai nostri occhi e quindi anche il lato energetico delle relazioni. Da cosa capiamo che il sole e la luna sono relazionate con la Terra? Dalle maree, causate per 1/3 dalla massa del sole molto maggiore ma molto più distante e 2/3 dalla Luna una distanza molto minore ma anche molto più vicina. La più debole - ma la più estesa - delle forze, quella gravitazionale, agisce sulle acque attraendole anche di diversi metri. E tra due persone? Come capiamo che si amano, si ognorano o si odiano? Dai loro comportamenti che saranno diversi a secondo che i loro feromoni li abbiano accesi inconsapevolmente di passione o l’assenza degli stessi li abbia lasciati nell’indifferenza.”

“Ma l’energia elettrica…?” accennò timidamente Andrea.

“L’energia elettrica è provocata dall’eccitazione degli atomi di rame, ad esempio, che per conduzione eccitano gli atomi vicini trasportando velocissimamente dal capo all’altro del filo elettrico l’energia necessaria per riscaldare il filo di tungsteno della lampadina e ottenere quindi la luce! Dubito che lei possa vedere gli elettroni che cambiano di orbita e, tornando in stato di riposo, rilasciano i pacchetti di energia che alla fine accenderanno la lampadina. Le energie s’irradiano nel piano quantistico, ossia a livello dei quanti. Con i nostri sensi limitati possiamo vederne solo gli effetti. Lo stesso vale per ciò che chiamiamo realtà…”

“Anche la realtà è un fenomeno quantistico?” intervenne Giorgio incredulo “Ma noi vediamo, odoriamo e tocchiamo continuamente delle cose …”

“Caro Giorgio, noi non vediamo un bel niente. Una rosa è l’insieme di atomi che in quella particolare aggregazione irradia una particolare frequenza che arriva ai nostri occhi, dove una parte del nostro cervello, rielaborando il segnale, gli da forma e colore. L’immagine di quella rosa, precedentemente archiviata, è richiamata ed associata all’onda elettromagnetica riconosciuta. Tante immagini quante sono le rose conosciute. Se manca l’immagine/forma di un oggetto, non riusciremmo a vederlo anche se fosse davanti a noi.”

Dopo un attimo di imbarazzo, Andrea riprese “Anche per gli odori è così? E per i suoni?”

“Certo. Alcune molecole volatili raggiungono l’interno delle nostre narici dove alcuni filamenti le assorbono e le traducono in odori, alcuni gradevoli altri no. Per quanto riguarda i suoni che sono frequenze trasportate dall’aria, nel nostro orecchio interno vi sono dei recettori che amplificano di 400 volte le frequenze, ricordiamoci che una volta non esistevano gli amplificatori che oggi ci assordano e che per poter sentire il sibilo di un serpente a sonagli, per fare un esempio, la natura aveva provveduto ad amplificare tutti i suoni della natura. Oggi amplificando artificialmente questi suoni e vivendo costantemente nel rumore, stiamo perdendo – oltre che ai capelli, per lo stress - anche la sensibilità auditiva.

Andrea era ammutolito ed eccitato allo stesso tempo: una nuova finestra si era aperta.


Capitolo 2

Virgil interruppe le sue … e rispose al telefono che squillava da un po’.

“Ciao Virgil, sono Giorgio. Giorgio Tassi, disturbo?”

“Certamente no. E’ anzi un vero piacere sentirti. Come vanno le cose all’ICC? Hai le idee un po’ più chiare rispetto a un anno fa?”

“Ci sono grandi novità ma sarebbe troppo lungo raccontartele per telefono. Perché non vieni a trovarmi nei prossimi giorni?”

“Perché no? Va bene dopodomani?”

“Perfetto! Ti aspetto. A presto.”

Qualche anno addietro, quando Virgilio, “Virgil” per gli amici, era direttore della divisione organizzazione e sistemi informativi della ICC, International Certification Company, una multinazionale americana,

Un anno prima, Giorgio aveva chiamato Virgil - che frattanto aveva deciso di fare il consulente - chiedendogli di aiutarlo a trasformare l’azienda secondo i principi di etica e di qualità che Virgil, come Qualità Manager prima ed Ethics Officer dopo, aveva contribuito a diffondere e che i due avevano discusso a lungo. Per entrambi era una necessità assoluta migliorare la comunicazione interna e rendere i luoghi di lavoro non solo meno stressanti ma più interessanti e piacevoli. La maggiore efficienza ed efficacia dei processi aziendali potenziati da un sistema informativo adeguato, avrebbero consentito – unitamente all’adozione di comportamenti etici e professionali, di creare più benessere individuale e aziendale aumentando, come conseguenza di ciò, il profitto. Maggiori profitti avrebbero permesso di remunerare meglio il personale e finanziare progetti sociali di sicuro interesse restituendo all’impresa quella funzione di sviluppo sociale ripetutamente ignorata dalla gestione miope e limitata del profitto a tutti i costi.

Virgil aveva declinato l’offerta giustificandosi col fatto che trasformare una gestione miope e limitata in una gestione consapevole e socialmente utile era possibile solo a un imprenditore illuminato che credesse in ciò e che disponesse del potere decisionale per farlo. Né lui né qualsiasi altro manager ha questo potere. Anzi, nel modello gestionale tipico delle multinazionali e dei grossi gruppi, i manager non hanno di fatto nessun potere di trasformare alcunché e persino gli amministratori delegati sono dei burattini insicuri agli ordini di una direzione centrale ancora più insicura e confusa che ha ancora più difficoltà a conservare “il culo”.


Giorgio si accorse che Virgil faceva capolino alla sua porta e gli fece cenno di entrare. Si alzò e gli andò incontro. Si abbracciarono, “Grazie di cuore per essere venuto” esordì Giorgio facendogli cenno di sedersi e sedendosi per rispetto nella poltrona di fronte a lui.

“Ti dirò che c’ero rimasto male quando l’anno scorso avevi asserito che solo gli imprenditori hanno il potere di cambiare le cose: i manager contano poco o niente, anche i presidenti e gli amministratori delegati. Sì c’ero proprio rimasto male ma mi ha fatto riflettere e ho potuto constatare nei mesi successivi quanto avessi ragione. I nostri poteri sono limitatissimi. Siamo distratti continuamente dalla rincorsa mensile, se non settimanale, al risultato e frenati nello sviluppo da un coordinamento centrale ambiguo o assente. Lo stesso vale per i nostri collaboratori che danno l’anima senza ottenere grandi soddisfazioni.”

Giorgio si alzò chiedendomi se volevo un caffè e, dopo il mio assenso, chiede alla sua segretaria di fare arrivare due caffè.

Poi riprese, “Ti ricordi cosa mi dicesti quando ti chiesi cosa fare?”

“Ti consigliai di fare quanto necessario per avere quel potere decisionale necessario ad attivare le trasformazioni che avresti voluto vedere all’interno della ICC. In altre parole, diventare imprenditore…”

“Esatto. Mi parve un’idea folle in principio ma poi, grazie a una banca lungimirante e a dei soci finanziatori che mi stimavano e ai quali non avevo mai pensato prima, approfittando di un bruttissimo momento dell’affiliata italiana, proposi alla direzione centrale di rilevare l’azienda attraverso un contratto molto favorevole di franchising, con i soliti vincoli ma con totale autonomia operativa. Dal prossimo gennaio, la ICC è mia…”

Virgil, si mostrò sorpreso. Il franchising era una delle alternative di sviluppo che aveva proposto molti anni prima ma la direzione centrale si era sempre opposta.

“Perbacco!” esclamò “Queste sì che sono notizie. Sono senza parole ma felice per te. L’estate però sta finendo e ti rimangono solo quattro mesi per cominciare col piede giusto. Cosa pensi di fare in concreto?”

“Ho già fatto il primo passo: ti ho chiamato! Ora non hai scuse. Ho assistito al convegno sull’etica e la qualità in Assolombarda e sono rimasto folgorato dalla tua visione dell’impresa come un corpo aziendale che parla e ascolta, se lo vogliamo. Misurare l’ambiente di lavoro o il livello di comunicazione interna attraverso l’analisi e la valorizzazione delle relazioni individuali e di gruppo mi ha lasciato senza parole. La possibilità di aumentare le potenzialità di ogni persona attraverso una formazione capillare su etica e qualità mi sembra irrinunciabile. Il programma integrato di etica e qualità che hai illustrato mi piace moltissimo. Insomma, sei dei nostri?”

“Non ti ho visto al convegno. Ti eri nascosto appositamente? Che dire? Lasciami



 
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